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Negli ultimi anni la ricerca scientifica ha evidenziato come alcune sostanze presenti negli alimenti o nei materiali a contatto con il cibo possano interferire con il nostro sistema ormonale, metabolico e neurologico.
Queste sostanze sono chiamate disturbatori neuroendocrini (o interferenti endocrini) perché possono alterare il delicato equilibrio tra sistema nervoso, sistema endocrino e metabolismo.
Il problema principale è che l’esposizione è quotidiana e spesso invisibile, perché queste molecole non sono necessariamente presenti nel cibo in modo naturale, ma arrivano attraverso contaminazioni ambientali, pesticidi, imballaggi o processi industriali.
Principali disturbatori endocrini di origine alimentare
1) Bisfenoli (BPA, BPS)
Presenti in contenitori plastici, rivestimenti interni delle lattine e carta termica. Hanno attività estrogeno-simile e sono stati associati a obesità viscerale, alterazioni della sensibilità insulinica e possibili effetti sulla fertilità.
2) Pesticidi (organofosfati, glifosato)
Possono essere presenti in frutta, verdura, cereali e mangimi animali. Sono stati associati a interferenze tiroidee, alterazioni dell’asse ipotalamo-ipofisi-surrene e modificazioni del microbiota intestinale.
3) PCB e Diossine
Composti lipofili che si bioaccumulano nel tessuto adiposo e si ritrovano soprattutto in pesci grassi di grossa taglia, carne e latticini ricchi di grassi. Possono interferire con gli ormoni tiroidei e modulare la risposta immunitaria.
4) Ftalati
Utilizzati nei materiali plastici flessibili e nel packaging alimentare. Hanno attività anti- androgenica e sono stati correlati ad alterazioni dello sviluppo riproduttivo e possibile aumento del rischio di obesità infantile.
Strategie di prevenzione e ruolo del professionista
Non è possibile azzerare l’esposizione, ma è possibile ridurre il carico complessivo. Le strategie includono: riduzione degli alimenti ultra-processati, preferenza per vetro e acciaio rispetto alla plastica, scelta di prodotti biologici quando possibile, lavaggio accurato di frutta e verdura, rotazione delle fonti proteiche.
Dal punto di vista nutrizionale, una dieta ricca di fibre, polifenoli, crucifere e omega-3 può supportare i sistemi fisiologici di detossificazione e modulare positivamente l’espressione genica.
Conclusione
I disturbatori endocrini rappresentano una sfida silenziosa per la salute pubblica. L’approccio deve essere scientifico, consapevole e non allarmistico. La nutrizione può essere non solo veicolo di esposizione, ma anche strumento di protezione. Piccole scelte quotidiane, mantenute nel tempo, possono fare una grande differenza per la salute del sistema neuroendocrino e metabolico.
Dott.ssa Maria Laura Pastorino
- Biologo Nutrizionista
- Fitness coach
- Medicina sistemica – PNEI
Sono biologa nutrizionista specializzata nella Medicina Sistemica, nella Neuroendocrinoimmunologia, nel rapporto tra lo stress il sistema di reazione e tutti i cambiamenti nella composizione corporea che questo comporta.