La Società Europea di Cardiologia (ESC), massima autorità scientifica del settore, avverte che il consumo di cannabis (Cannabis sativa L.) può aprire la strada ad aritmie, cardiomiopatie, aterosclerosi, infarto del miocardio e allo scompenso cardiaco: l’uso frequente, insomma, è deleterio per la salute cardiovascolare. Il tutto si basa sui dati emersi in diversi studi clinici, raccolti dai ricercatori dell’ESC.

Cannabis: una storia simile al tabacco

In passato, anche il fumo di tabacco era percepito come un’abitudine benigna o addirittura salutare. Poi sono arrivati gli studi che hanno dimostrato lo stretto legame di questa attività con le malattie polmonari, cardiovascolari e il cancro. Non a caso oggi la sigaretta è considerata da tutte le linee guida uno dei principali fattori di rischio per la salute del cuore e delle arterie. Lo stesso potrebbe succedere per la cannabis e i suoi principi attivi (THC e CBD). “Come è accaduto per il fumo di tabacco il miglior consiglio che possiamo dare ai consumatori di cannabis è quello di smettere”, affermano gli autori del paper Mark Chandy e Joseph Wu, rispettivamente della canadese Western University e della Stanford University School of medicine.

Assolutamente no se assumiamo farmaci cardio

La cannabis può anche interferire con farmaci comunemente prescritti dal medico come l’anticoagulante warfarin, le statine, l’antiaritmico amiodarone e l’antiaggregante clopidogrel. Chi è in terapia con questi farmaci dovrebbe evitare di utilizzare prodotti a base di cannabis per non mettere a repentaglio la sicurezza e l’efficacia delle terapie.

Cannabis: la situazione nel mondo

La possibilità del consumo di cannabis è molto diversa da Paese e Paese. Mentre Cina, Federazione russa, gran parte dei paesi africani, stati arabi e Iran proibiscono qualsiasi forma di consumo, in Canada, Germania, Messico, Sudafrica e in alcuni stati USA è consentito l’uso ricreazionale. Esiste però una terza possibilità in cui rientriamo noi italiani, cioè l’uso medico della cannabis: condividiamo la stessa posizione con Paesi come Spagna, Portogallo, Svizzera, Regno Unito, Australia, Giappone, Brasile e Argentina.

Sì alla cannabis medica, quando serve

La cannabis medica è utile e non deve essere demonizzata quando viene considerata come un farmaco per specifiche patologie, previa prescrizione del medico. In Italia, l’uso medico è regolato dal ministero della Salute. Nel 2013 è stato approvato un farmaco contro gli spasmi dolorosi della sclerosi multipla prescrivibile dai neurologi ma i medici possono anche richiedere preparazioni magistrali (galeniche) da allestire in farmacia. Le indicazioni consentite riguardano dolore cronico (artriti, fibromialgia, neuropatie), nausea e vomito causati da chemioterapia, radioterapia, terapie per HIV. Ha un ruolo, inoltre, per stimolare l’appetito nella cachessia, anoressia, perdita dell’appetito in pazienti oncologici o affetti da AIDS, nell’anoressia nervosa oppure nella sindrome di Gilles de la Tourette.

Articolo La cannabis fa male al cuore, riferimenti:

European Society of Cardiology, ESC (giugno 2026). Cannabis use: getting to the heart of the matter:

https://www.escardio.org/communities/councils/cardiology-practice/education/cardiopractice/cannabis-use-getting-to-the-heart-of-the-matter/

Ministero della salute. Uso medico della cannabis (2025):

https://www.salute.gov.it/new/it/tema/medicinali-stupefacenti-e-precursori-di-droghe/uso-medico-della-cannabis/

Dott.ssa Maria Laura Pastorino

  • Biologo Nutrizionista
  • Fitness coach
  • Medicina sistemica – PNEI

Sono biologa nutrizionista specializzata nella Medicina Sistemica, nella Neuroendocrinoimmunologia, nel rapporto tra lo stress il sistema di reazione e tutti i cambiamenti nella composizione corporea che questo comporta.

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