Il sonno, miglior regalo per il cervello, consolida i ricordi, rimuove le tossine e ristruttura le connessioni neurali: è ormai definitivamente provato quanto il sonno sia prezioso, è uno degli aspetti fondamentali della biologia umana, eppure uno dei più sottovalutati.
Trascorriamo due terzi della nostra vita dormendo, ma non si tratta di una semplice pausa dall’attività cosciente, è un processo attivo e dinamico, essenziale per il corretto funzionamento del cervello.
Le neuroscienze dimostrano chiaramente che, durante il riposo, il cervello consolida i ricordi, rimuove le tossine metaboliche e ristruttura le connessioni neurali.
La privazione del sonno, anche parziale, ha conseguenze significative su cognizione, emozioni e salute fisica.

Tra gli effetti più documentati del sonno sulla funzione cerebrale spicca il consolidamento della memoria

Mentre dormiamo, le modifiche dell’attività neurale acquisite durante la veglia nel corso delle diverse esperienze sono riproiettate verso l’ippocampo, struttura sottocorticale del sistema limbico e nelle aree corticali, rafforzando le tracce mnemoniche. Nel sonno profondo, i ricordi migrano poi verso la neocorteccia, dove diventano più stabili e duraturi.
Non sorprende, quindi, che vari studi sperimentali abbiano dimostrato un miglioramento delle prestazioni mnemoniche del 20-40% nelle persone che dormono tra la fase di apprendimento e il test di memoria.
La privazione del sonno compromette poi in modo immediato l’attività della corteccia prefrontale, responsabile di attenzione, ragionamento e controllo degli impulsi. Già dopo 17/19 ore di veglia continua, le prestazioni cognitive equivalgono a quelle associate a un tasso alcolemico di 0,05 grammi per decilitro.
Ancora più insidiosa è la perdita cronica: dormire 6 ore invece di 8 per due settimane produce deficit cognitivi paragonabili a due notti di privazione totale, ma i sogg. tendono a non percepirli, convinti di essersi adattati.
Sul fronte della neuroprotezione, una delle scoperte più rivoluzionarie degli ultimi anni riguarda il cosiddetto sistema glinfatico, (vedi articolo di gennaio Ritmo circadiano dopo le festività come rimettere in ordine corpo e mente) con un neologismo che accoppia il termine glia (cellule non nervose) a quello del sistema linfatico (la rete che drena il liquido dai tessuti).
Durante il sonno profondo, le cellule cerebrali si restringono del 60%, ampliando gli spazi interstiziali e permettendo al liquido cerebrospinale di scorrere liberamente nel tessuto cerebrale.
Questo flusso rimuove i prodotti di scarto accumulati durante la veglia: beta-amiloide e tau, le proteine implicate nell’Alzheimer e in altre malattie neurodegenerative ma anche metaboliti energetici esauriti e radicali liberi.
Studi longitudinali confermano che i disturbi del sonno precedono spesso i sintomi clinici dell’Alzheimer da decenni.

Dott.ssa Maria Laura Pastorino

  • Biologo Nutrizionista
  • Fitness coach
  • Medicina sistemica – PNEI

Sono biologa nutrizionista specializzata nella Medicina Sistemica, nella Neuroendocrinoimmunologia, nel rapporto tra lo stress il sistema di reazione e tutti i cambiamenti nella composizione corporea che questo comporta.

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